Prima di bruciare vivo il geniale e profondo Vanini, gli strapparono la lingua, perché egli, con essa, aveva bestemmiato Dio. Confesso che, quando leggo simili cose, mi vien voglia di bestemmiare questo Dio.
Arthur Schopenhauer

lunedì 15 febbraio 2010

Marie Antoinette, un dilemma della celluloide

Di recente ho guardato Marie Antoinette di Sofia Coppola (dite quel che vi pare... per me è proprio fica!). E per carità, il film l'ho trovato tutto sommato gradevole, anche se noioso a tratti. La fotografia luminosa, prevalentemente poco contrastata e ricca di colori dalle tonalità pastello, immerge lo spettatore in un mondo delicato ed innocente anche quando un'Antonietta allupata si porta in camera un soldato svedese con cui ha flirtato spudoratamente, sotto al naso di una decina di testimoni oculari, nel rifugio (vedi anche "villa di campagna") regalatogli dal marito re Luigi XVI. Tuttavia non c'è malizia neppure nel tradimento, neanche nella mania del gioco d'azzardo; per tutto il film assistiamo, scena dopo scena, alla vita di una ricca ragazzina alle prese con le avventure offerte dall'ultimo modello di scarpe e dalle pettinature eccessivamente alte degnamente interpretata dalla non-bella-in-senso-universale-ma-comunque-assolutamente-fica Kristen Dunst, gia presente in Il giardino delle vergini suicide.
Dio mio (per dire, eh!), io non ci credo che possa esistere un film così tanto vuoto di contenuti. Ho provato a cercare un senso più profondo ed ho analizzato in particolare due possibilità:

1. Sofia voleva evidenziare il menefreghismo degli aristocratici a danno della popolazione che rischiava letteralmente di morire di fame per l'aumento del prezzo del pane, causato dall'inflazione che colpì la Francia, in seguito alle discutibili scelte di politica estera sostenute da un ingenuo, incapace ed infantile re.

2. Sofia voleva evidenziare un destino crudele che aveva colpito due giovani ignari, fortunati sì perché viveno nel lusso più sfrenato, ma condannati ad un destino infausto scaturito da una precoce morte di Luigi XV.

Niente, non c'è verso. Nessuna delle due ipotesi regge: nel primo caso la teoria è risibile in quanto Sofia il popolo non se l'è filato neppure di striscio e, l'unica volta che è apparso, è stato incomprensibilmente rappresentato come un'orda di barbari spietati assetati di sangue; la seconda teoria è invece lontanissima dal senso reale del film perché, per tutta la sua durata, i personaggi non fanno altro che partecipare a feste, scopare, ubriacarsi, giocare d'azzardo, considerando anche che la storia finisce (fin troppo frettolosamente, quasi troncata nel mezzo di uno scambio di frasi) prima del processo e dell'impiccagione dei regnanti, quindi la tragicità è prossima allo zero.
L'avete visto The strangers? Altra pellicola priva di qualunque senso che ha l'unico scopo (indubbiamente raggiunto) di far restare teso lo spettatore lungo l'intera sua durata e mostrare una crudeltà immotivata, ma dal risultato affatto gratuito.
È forse questa l'ottica giusta da seguire per giudicare appropriatamente Marie Antoinette. Il suo fine è quello di trascinare lo spettatore in un mondo poco più che adolescienziale ma senza demenzialità in eccesso, come Chagall dipingeva soggetti apparentemente infantili per scappare dagli orrori del suo tempo.
In definitiva, nonostante alcune scelte discutibili e un montaggio a tratti confuso nella primissima parte del lungometraggio, il fruitore ha la possibilità di appartenere ad un mondo caratterizzato dalla frivolezza di cui la sfarzosa aristocrazia della Francia immediatamente pre-rivoluzionaria si fa portavoce.
E questo è tutto, forse.

venerdì 12 febbraio 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

lunedì 18 gennaio 2010

in breve #4 - come rovinarsi la vita in tre semplici mosse

Passo 1
Nasci. Poi pazienta; vedrai che i successivi passi perverranno con atavico meccanismo senza farsi attendere a lungo.

(Aforisma di chiara matrice nerorgasmiana.)

mercoledì 13 gennaio 2010

VenaViola - 360 muse (2007)

Articolo pubblicato su Audio_lesi e qui riportato a scopo meramente pubblicitario in favore dei VenaViola.


Ci sono delle persone a cui la musica ha rovinato la vita. Sì sì, proprio così! Persone a cui la musica ha provocato manie ed ossessioni che prima non avevano e che forse mai avrebbero avuto, se non fossero incappati in questo mondo di matematica, letteratura e rumorismi.
Su di me, poi, si accanisce oltremodo. A questo punto potrei raccontarvi di come alle 4 di mattina, aspettando un sonno che non arriva, penso quale melodia si addica ad un 5/4, ma non lo farò. Piuttosto voglio annotare di come ieri, ascoltando i VenaViola, sono stato assalito da un dubbio: "in quanti li avranno ascoltati e/o quanti li conoscono?". Chiaramente, un modo concreto e verosimile di ottenere tale risposta non esiste. Tuttavia ho penseto bene di controllare il profilo del gruppo su Last.fm (un sito che crea necessità che prima non avevi, ma pur sempre uno dei migliori mai concepiti), così ho letto che hanno 24 ascoltatori per 98 ascolti. Inaccettabile, soprattutto se si pensa che la metà degli ascolti sono miei.
I VenaViola sono un gruppo del casertano che si discosta molto dalla tipica scena underground maccheronica: non fanno punk, né hip hop, niente noise, e nemmanco grind. Bensì trip hop, genere alquanto insolito per noi italiani.
Siccome non voglio scoraggiarne l'ascolto, parto col lato amaro per poi lasciarvi col dolce sul palato. Quindi c'è da dire che non sempre splendono di luce propria e che spesso c'è quella sensazione di "già sentito" che - fateci caso - riporta ai (o agli? Che casino mettere l'articolo davanti ai nomi in inglese!) Slowdive. Ma ciò che fanno lo fanno bene ed in realtà, inserire caratteristiche dream pop che sanciscono l'allontanamento dalla modalità imperante del trip hop fatto à la Massive Attack o Portishead, non è neppure un fatto così negativo.
Ma la vera bellezza di questo album lo si trova in 360 Muse e Zanzare, peraltro uniche tracce con liriche in italiano. Le canzoni sono praticamente recitate, ma recitate davvero, dato che le interpreta un attore teatrale ingaggiato dalla band per l'occasione. State pensando ai Massimo Volume, lo so. Ma quà vi volevo! Perché, per una delle rare volte, ad ascoltarli i Massimo Volume non ti vengono affatto in mente, come invece può succedere con i Frammenti o i Dresda (comunque tanto di cappello). I testi sono a dir poco spiazzanti e l'atmosfera musicale richiama un non so che di metafisico. Considerate, inoltre, che questo è il loro primo lavoro, quindi direi che il risultato è davvero eccellente ed entusiasmante.
Ma basta cincischiare. Ascoltare per credere!
Il link che vi lascio vi collega a Punk4Free, il sito a cui avevano rilasciato l'album liberamente scaricabile.

Postilla: Colgo l'occasione per scoraggiare i gruppi italiani a cantare in inglese, un abitudine che hanno anche gruppi di rilievo (e di tutto rispetto) come Fine Before You Came, Yuppie Flu, One Dimensinal Man e via discoreggiando. Lo facevano anche i Negazione? E certo! Se in Italia non se li filava quasi nessuno e il loro pubblico era prevalentemente olandese, un linguaggio comune per farsi capire dovevano pur cercarlo.

Tracklist

1. The Word Freedom
2. Lightless World
3. 360 Muse
4. T.A.V.O.R.
5. Touched By The Wind
6. My Sweettely Coming
7. Zanzare

venerdì 25 dicembre 2009

post inutile e senza titolo

Ecco come festeggio il natale: aggiornando il blog. Beh, per me è fin troppo. Questo sarà indubbiamente il post più inutile che abbia mai scritto, ma lo faccio tanto per sparlare sulle formalità della sempre mediocre popolazione.
Cosa odio del natale? Tutto e niente.
Tutto, perché incrementa: l'assassinio degli animali, ignari e vittime ormai a prescindere; il consumismo, lo spreco di soldi e il riempire di merda le teste dei bambini; l'olezzo di falsità e ipocrisia; i film che triturano i coglioni con la solita pippa dello "spirito del natale"; le lucine colorate.
Niente: perché il natale non esiste, cioè, sarebbe il compleanno di Gesù. Oh, vecchi... ma capite? Siete fuori di brutto!
Come festeggerò ora? Guardando un film, magari finisco 2001: Odissea nello spazio, o magari guardo L'Esorcista, ché con la demenza filo-cattolica ci sta a palla.

Vabbè, dai. In realtà ora vado a mangiare il panettone, i datteri e a bere spumante. Ma prima vi voglio lasciare con un disco che esprime il senso del natale come lo intendo io: Ouzo - Less Bibles, More Doubts.
Ah, buon natale eh... e buon ano, se non ci tediamo prima!

P.s. - Sapete il detto "chi pianta datteri, non mangia datteri"? Quando piantate un dattero, prima che la pianta produca il frutto passa un secolo. Un secolo, vi rendete conto? Il dattero è il più classico dei frutti secchi natalizi. Il binomio vita/morte ci perseguita! :@


giovedì 17 dicembre 2009

dimostrazione pratica del comportamento del Sistema

Articolo eliminato dall'autore (ossia da me) perché contenente affermazioni forse inappropriate e valutazioni che non corrispondono al mio attuale pensiero.
Se sarà ripubblicato, avrà certamente subito modifiche di forma/contenuto.

Aggiornato al 19 03 2010